Rafa

Ci sono gli allenatori e poi ci sono gli Uomini. Rafa Benitez è prima di tutto un uomo, con le sue idee (forti), le sue certezze (consolidate dai risultati ottenuti in questi anni) e con un cuore…iberico e quindi un po’ napoletano. Lascia Napoli, una bellissima donna, per ritornare al suo amore di una vita. E si commuove. Proprio perché ha un cuore. Applausi per te, Rafa, perché in questo calcio dove tutto sembra fungibile, esiste ancora chi si emoziona per aver raggiunto il traguardo di una vita: “ritornare a casa”. Avrei pianto anch’io se, dopo aver girato il mondo, fossi tornato tra le braccia di Partenope. Forse chi ti critica, dicendo che sei scappato via, era tra quelli che ti hanno coperto di insulti all’uscita dell’albergo; a te, un signore, roba da sottocultura calcistica e umana. Sei andato via da Napoli per andare ad allenare una delle squadre più titolate al mondo e chi ti ha voluto bene ti augura di vincere tutto, perché lo meriti; come uomo, ma anche come allenatore. Grazie Uomo Benitez per aver difeso Napoli ogni volta che hai potuto. Ricorderò per sempre quando dicesti: “Vedi Napoli e poi…sei sempre felice”; o il Tuo, ormai celebre, “Ci può stare”! Finalmente ci si lamentava di un arbitraggio, ma in maniera furba, intelligente e sprezzante. Quel “Ci può stare” che ha spiazzato tutti costringendo gli altri ad innalzarsi al Tuo livello. Vittoria! Da quel giorno è diventato un “tormentone”. Da quel giorno tutti lo avrebbero ripetuto per rimarcare i torti subiti a favore dei soliti noti. Non più succubi, ma padroni, sì, padroni di irridere con classe e questa cosa non è andata proprio giù a chi tentava di metterti in difficoltà ad ogni domanda. E ricordo quando hai difeso di nuovo la mia Terra affermando: “Ho fatto una guerra in opposizione ai cori contro i napoletani ma non è stata capita, può darsi anche che abbia pagato per questo, ma sono convinto che era la cosa giusta da fare. Contento di averlo fatto. Quando i media e i tifosi napoletani stanno tutti assieme noi possiamo esser forti, quando c’è qualcuno che rema contro non si va da nessuna parte”. Questo è l’uomo e qualcuno potrebbe obiettarmi che a Napoli serve un allenatore, non un decantatore delle nostre bellezze. Scusali Rafa, per loro è difficile capire che difendere una città serve anche a rafforzarne l’immagine, non solo dal punto di vista politico-culturale, ma anche calcistico, perché si fa quadrato. Se ci sono squadre per le quali si subisce ancora una certa “sudditanza” da parte di giornalisti e addetti al settore, è perché in questi anni non hanno permesso a nessuno di mancargli di rispetto. E hanno fatto bene. Troppo difficile Rafa da far capire a una città che invece è naturalmente vocata all’autodistruzione.

Ci hai provato, ma era un miracolo, così come lo sarebbe stato ottenere di più con la squadra che ti è stata data. Ma tu sei un Uomo, appunto, non un Santo e poi i miracoli a Napoli li fa solo San Gennaro. Ci hai provato a parlare di “cantera” e di investimenti strutturali, ma anche lì occorreva un miracolo; e tu, ripeto, fai l’allenatore. E allora parliamo un po’ di questo. In solo due anni, dico due, mi hai regalato una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana, il record di gol segnati in una stagione (raddoppiando addirittura il tuo predecessore), miglior attacco d’Italia se consideriamo tutte le competizioni a cui hanno partecipato le squadre italiane, record di vittorie in trasferta, di punti in classifica della mia storia, di punti nel girone di Champions, quarta squadra europea per numero di tiri in porta: 235, subito dopo Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco. E anche qui mi chiedo: merito tuo se siamo riusciti a tirare così tante volte nella porta avversaria, oppure demerito tuo se con tutti questi tiri non abbiamo segnato quanto dovevamo? Ho rivisto una semifinale di Europa League dopo 26 anni, sì Rafa, hai letto bene, ventisei e a quel tempo avevamo il più grande calciatore della storia (ah, dimenticavo, a Napoli abbiamo avuto il coraggio di fischiare anche lui). Forse quel “turnover” serviva, eccome, per arrivare alla fine di tutte le competizioni. Abbiamo perso contro il Dnipro e tutto il mondo ha visto come, con due gol irregolari e almeno 8 palle gol tra andata e ritorno. Forse da te volevano pure che entrassi in campo a fare gol. È vero, abbiamo subito tanti gol, ma siamo anche una delle squadre che ha subito meno tiri in porta. Forse, allora, il problema più che nella fase difensiva, lo avevamo negli errori dei singoli e dei portieri. Già! Che nota dolente. Ci voleva tanto a trattenere Pepe Reina? E vogliamo parlare del centrocampista che avevi chiesto? Come giustamente scrive Salvio Passante, il 28 maggio 2015, sul sito on-line CalcioNapoli24: “Trattare e non prendere, in ordine: Mascherano, Kramer, Gonalons, Sandro, Oriol Romeu, Camacho, Capoue, Javi Garcia, Mario Suarez, Fellaini, Javi Martinez, Ralf, Iturraspe, Obiang, Schneirderlin e poi virare su David Lopez, quindicesimo nella lista di preferenze di Rafa, rientra sempre in una strategia predefinita?”. Di cosa vogliamo parlare mio caro Rafa? Dei centrocampisti che hai avuto altrove e con i quali hai vinto tutto? Albelda, Baraja, Gerrard, Xabi Alonso e Mascherano. E noi con chi ti abbiamo fatto affrontare il preliminare di Champions? Con Jorginho e Gargano. Totò, il più grande attore comico napoletano di tutti i tempi, avrebbe esclamato: “Ho detto tutto”.

Pensa che qualcuno addirittura rimpiangeva il tuo predecessore, con il quale siamo usciti dall’Europa League contro il Viktoria Plzen (non so se si scrive così) perdendo 3 a 0 e 2 a 0. Ma non voglio parlare degli altri, come da vero signore hai ricordato tu: “Non esiste il Napoli di Mazzarri o il Napoli di Benitez; esiste solo il Napoli dei Napoletani, questa squadra è del popolo, non nostra”. E, invece, c’è ancora qualcuno che fatica a comprendere questo basilare concetto. A Napoli, il calcio è un’altra cosa; come ebbe a dire Villas Boas, nel prepartita di Napoli-Chelsea, “Il Napoli non è solo una squadra, ma è lo stato d’animo di un’intera città”.

Non si tratta di buttare la croce sugli altri, o di voler trovare colpevoli e capri espiatori, ma solo di raccontare la verità, di saper leggere i numeri e i numeri dicono che è mancata la fortuna, ma non il valore; chi dice il contrario o è incompetente o è in malafede. Come ha scritto Paolo Del Genio, il 28 maggio 2015, sul sito on-line CalcioNapoli24, un gran bravo giornalista napoletano: “La crescita c’è stata, anche se non tutti l’hanno capita. E’ stata una crescita calcistico-culturale. Lasciatemi fare una battuta cattiva: in molti fanno fatica a capire di calcio, figuriamoci a capirne di cultura…”.

Cià Rafé, t’aggio vuluto bbene e m’e vulute bbene pure tu! Beh, se questa non riesci proprio a tradurla, semmai te la spiego da vicino quando m’inviterai a Madrid per festeggiare insieme il triplete. Io ci credo e te lo auguro perché sei spagnolo e, quindi, significa che sei napoletano.

Yuri Buono
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