Caseificio “La Teresina”: artigianalità nella Piana di Monte Verna

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Oggi vi porto a visitare la Piana di Monte Verna, una fertile area attraversata dal fiume Volturno e confinante con i comuni di Caiazzo e Castel di Sasso.
Siamo al Caseificio “La Teresina”, in provincia di Caserta, ai piedi dei Monti Trebulani, e – proprio qui – Angelo Santabarbara porta avanti un allevamento di vacca frisona, grazie all’aiuto della sua famiglia, trasformando il latte in ottimi formaggi.
Mi capita spesso di fermarmi nel giardino di casa, perché l’accoglienza è sempre molto familiare, e di degustare le ultime novità casearie in compagnia di Angelo, ragazzo disponibile, gentile e molto responsabile, nonostante la giovane età.
Porta avanti con passione il lavoro iniziato dal papà ed è proprio per realizzare il sogno iniziato da lontano che ci si dedica anima e corpo, insieme al fratello e alla mamma.
Tre cose importanti: usano solo latte prodotto dai propri animali; coltivano direttamente i cereali destinati all’alimentazione delle vacche; hanno costruito un recinto, per migliorare il benessere animale, progettato con un particolare impasto del terreno.

Basterebbe questo per fare una capatina, ma mi sembra giusto raccontarvi quali sono i miei prodotti preferiti.
Di sicuro fiordilatte e ricotta sono da assaggiare, proprio perché, pur trovandoci dinanzi a latte vaccino, noterete un sapore più deciso e una maggiore elasticità. Nota di merito per il caciocavallo invecchiato, chiedetegli quello con la lacrima (ritengo che sia davvero una lacrima di piacere) e poi il gran finale: signore e signori, il “Gerarchico” un caciocavallo affinato sotto la paglia, che gli conferisce un sapore deciso e pungente.
Il vino di solito lo porto io, e pure le sfogliatelle…voi fate lo stesso, può darsi che Angelo trovi un po’ di tempo per sedersi con voi.

Caseificio “La Teresina”

Indirizzo: Via Arciaco, 7 – Piana di Monte Verna (CE)

Telefono: 0823-861743

Aperto tutti i giorni: 8-19

“Il Capitano” di Caggiano: un’oasi di verde e di gusto

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Questa settimana vi porto a Caggiano, il secondo comune per altitudine della provincia di Salerno, dopo Montesano sulla Marcellana. Siamo a 828 metri s.l.m. all’agriturismo “Il Capitano” e la visita si è svolta a giugno scorso. Ve ne accorgerete sia dalla rigogliosità del verde, sia per le ciliegie e le melanzane!

Il racconto del pranzo

Spinto dalla calura estiva cerco riparo in altitudine, ma…fa caldo anche qui e, allora, mi salva la sala ben climatizzata. Non molti tavoli e un menu fisso fanno da cornice a questo luogo immerso nel verde e nella pace.
L’antipasto è ben strutturato, non da urlo, ma con una salsiccia molto buona e con il famoso pasticcio caggianese, una sorta di rustico la cui “mbuttitura” è fatta con uova, formaggio, prosciutto e carne.

Il resto, invece, è pura poesia…in sequenza: un carpaccio di lingua (lo so, non ci pensate, chiudete gli occhi e sentire un qualcosa di sublime, delicatissimo e ben stemperato dai condimenti), la tasca di vitello, la minestra di scarole con polpettine e i cavatelli al sugo fatti in casa, ottenuti da un misto di farine di grani antichi come saragolla e carlentina.

Si passa ai secondi e anche qui attingiamo dall’autoproduzione dell’agriturismo: pollo ruspante e agnello, la cottura è perfetta e il “paesano” si sente, ancor più sull’agnello, per mia somma gioia!

Un’oasi nel verde

Alla fine mi aspetta una bella chiacchierata all’aperto, al fresco degli alberi, con il titolare Giuseppe (che è stato anche sindaco della città) che ha creato un luogo dove potersi concedere una bella passeggiata nel verde, un buon pranzo genuino, un riposo ristoratore all’ombra di un’amaca e una “piccola” scorpacciata di ciliegie direttamente dall’albero.

Mi faccio anche raccontare il perché del nome e tutto deriva dal nonno del suocero, un grande “trappetaro” (frantoiano) che aveva ricevuto il grado di “Capitano” per la sua capacità di molire una gran quantità di olive.

Se poi a ciò ci aggiungete il fatto di essermi trovato con il rientro delle pecore e delle capre dalla giornata di pascolo, direi che posso davvero chiudere in bellezza il racconto di una giornata immersa nel verde…

Agriturismo Il Capitano
Indirizzo: Località Mozzone – Caggiano (SA)
Telefono: 0975.393148

‘U Malazeno: ospitalità e genuinità nella “Turris Clara” cilentana.

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Cento anni, ben cento anni di saccheggi e dominazioni da parte dei Saraceni, tra l’870 e il 970, costrinsero molti degli abitanti della vicina Agropoli a cercare riparo su questa felice collina cilentana – a 350 metri sul livello del mare – segnata dalla presenza di torri di avvistamento che le hanno conferito, tra gli altri, l’appellativo di “Turribus Clara”, cioè “famosa per le sue torri”.
Siamo a Torchiara e fin qui vi ho parlato dell’etimologia della città, ma di quella del luogo che vi racconto?

Una storia di dominazioni e idiomi

Ebbene, anche quella ha a che fare con gli arabi. Il motivo è molto semplice: la costa cilentana ha risentito molto del loro influsso ed è per questo che molti termini dialettali sono simili al siciliano, altra terra dove la presenza musulmana fu molto forte. E fu così che il termine arabo “malaseno” divenne di uso comune nel trapanese, arrivando fin qui e trasformandosi in “Malazeno”, intendendo un magazzino dove conservare i beni o, come intendeva il nonno del nostro protagonista, dove custodire gli attrezzi agricoli.

‘U Malazeno di Nello

Nello Manzi è partito proprio da qui, da questo “malazeno” lasciatogli dal nonno, per dare forma al suo sogno cilentano. Da un anno ha aperto un’azienda agricola – dove produce olio extravergine di oliva e salumi artigianali senza conservanti – un b&b, dotato di tre stanze con colazione genuina servita su una terrazza mozzafiato, e una caffetteria nel centro del paese, gestita insieme alla sua metà Ilenia, dove poter consumare un piacevole aperitivo, riscaldati da un caldo sole che, proprio in quel punto, ha trovato il suo spiraglio perfetto.
Nello cresce i suoi maiali con fichi e amore, senza mangimi industriali, ma utilizzando farinacei naturali e la differenza l’ho notata quando ho avuto modo di assaggiare salsiccia e capocollo.

Il B&B

Il b&b è la meta ideale per chi vuole godersi il Cilento respirando aria fresca anche d’estate, a poca distanza da Agropoli e Santa Maria di Castellabate.
Posizione strategica, panorama unico, il verde della collina circostante, l’azzurro del mare di fronte e la dolcezza delle torte “fatte in casa” dalla mamma e dalla sorella.
Sugli scudi quella ai fichi bianchi del Cilento, così come le crostate di frutta e le soffici ciambelle.


Ancora una volta vi racconto di giovani, di quella nuova generazione che ha voluto investire nella sua terra, che ha avuto il coraggio di restare e di aprire un’attività addirittura durante una pandemia.
E se il Cilento godrà di nuova vita lo si dovrà anche e soprattutto a queste persone coraggiose, alla cui silenziosa laboriosità darò sempre il massimo della risonanza.

Riferimenti:
Azienda Agricola ‘U Malazeno
Indirizzo: Via Pietralena – Torchiara (SA)
Cell: 329.1279243

Yuri Buono
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Baunilha: una dolce sosta a Baronissi

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Andiamo ad addolcirci a Baronissi. Parola d’ordine: Baunilha!
Stefania Fasano, da poco trentenne, tanto studio, ricerca, qualità, passione e voglia di emergere e migliorarsi.

Le sue creazioni

Sarò diretto e non ci girerò molto intorno: croissant stile francese, non quei cornetti molli e ripieni di creme che col buongusto non hanno nulla a che fare; una millefoglie straordinaria, dalla sfoglia croccante e dalle delicate creme, a scelta tra amarena, chantilly e pasticcera.
Menzione a parte per i suoi lievitati: brioches, buondì e veneziane prima di tutto. Avete presente la leggerezza? Ecco, qui la potrete trovare e sarà un piacere iniziare la giornata con una colazione così.
In una delle mie soste mi è capitato di assaggiare anche una torta camilla e una al cioccolato e…avete presente il sapore di una torta fatta in casa? Bene, esattamente quello!

I panettoni

E parlando di lievitati non posso non citare i suoi panettoni, che migliora di anno in anno, che perfeziona, che impreziosisce con nuovi gusti, dal classico al caramello e bergamotto, qualcosa per cui le papille gustative stanno ancora ballando il “cha-cha-cha”. Sì, perché Stefania Fasano non usa preparati, è lei che impasta davvero e che dà vita ad ogni singolo pezzo che vedrete esposto in vetrina.

Maritozzi e macarons

A proposito, non sarà mai stracolma: sia perché qui troverete solo dolci fatti ogni mattina, sia perché anche l’ordine e la pulizia vogliono la loro parte. Completano l’offerta anche vari gusti di macarons, deliziosi e allo stesso tempo eterei e i famosi maritozzi, immancabili e squisiti.

Ah, e il nome? Non è altro che la vaniglia declinata in brasiliano, o meglio, in portoghese. Il motivo? Non ve lo dico, chiedeteglielo voi quando andrete a trovarla.
Vi avviso, se la trovate che sta impastando, difficilmente vi dedicherà del tempo; lo stesso accadrà qualora la troviate nervosa, ma…il motivo c’è: è una ragazza vera, senza fronzoli di facciata, ma con tanta sostanza.
Proprio come i suoi dolci, direi… 😊

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Pasticceria Baunilha
Indirizzo: Corso Garibaldi, 48
Baronissi (Sa)
Tel.: 089 2869452

Yuri Buono
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L’Ammaccata: la pizza di Cristian che racconta il Cilento

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Finalmente anche il grande schermo ri(scopre) il Cilento, la pizza ammaccata e un ragazzo educato, timido e genuino.
Ieri, su Rai Uno, le telecamere di Linea Verde sono arrivate a Villa Marchesa e, precisamente, a Castelnuovo Cilento.

Il mio racconto…

Qui, qualche mese fa, stavo godendo del fresco di una serata estiva.
Da tempo avevo promesso a Cristian Santomauro di andarlo a trovare, sia per la leggerezza della sua pizza, sia per il suo forte, fortissimo legame con le tradizioni e i “gesti” delle nonne che si dividevano tra grembiuli e madie.
Lui ci ha creduto, fino al punto da tutelare il nome della pizza storica cilentana: l’Ammaccata®.

Del tutto diversa da qualsiasi altra pizza! Dimenticate i paragoni: questa è la cilentana.
Punto e a capo.
Lavorare grani antichi come Risciola, Carosella e Saragolla non è affatto semplice, perché richiede una cura continua dell’impasto, essendo tutte farine davvero povere di glutine.
Ed è lì che entra in gioco Cristian: scendiamo nel dettaglio!

L’Ammaccata nel dettaglio

Ci troviamo sicuramente di fronte a una pizza leggerissima, completamente diversa per consistenza e sapore alla classica “napoletana”. Dapprima la cilentana classica, con pomodoro e una generosa spolverata di cacioricotta; poi, un vezzo, quella con scarola cruda, alici di menaica e olive ammaccate. La prima, ovviamente, più semplice e vera, che mi consente di apprezzare ancora meglio la particolarità dell’impasto; la seconda più ricca e dal piacevole contrasto tra la scarola e il brio salato delle alici di menaica.
Cristian si è più volte raccomandato di “non fare tardi”; all’inizio credevo che si preoccupasse per il tragitto stradale e, invece, no… 😊

La particolarità dell’impasto

L’impasto ottenuto da farine di grani antichi risente molto dell’ambiente esterno e non ha la stessa resistenza di quelli ottenuti da farine più forti e raffinate. Cristian lo cura davvero per tutto il giorno, così da portarlo al meglio della forma nell’orario di punta serale 20-22.
Mi hanno sempre affascinato queste cose e sono sempre più convinto che “ascoltare” i consigli di un “artigiano” sia un segno di profondo rispetto nei suoi confronti.
Ecco perché venire da Cristian non equivale a dire “stasera andiamo a mangiare una pizza”. Se è questo il vostro intento, non ve lo consiglio…qui si viene per vivere un’esperienza, per immergersi in una dimensione diversa, fatta di gesti antichi, come quelli che lui imitava, fin da piccolo, quando viveva ancora a Piano Vetrale

Piano Vetrale: il paese dei murales

E’ in questo piccolo borgo cilentano, frazione del comune di Orria, che Cristian ha mosso i primi passi, aiutando nonna Teresina ad impastare.
Oggi è il paese dei murales; belli, colorati, ma se ci si sofferma a guardarli si viene colpiti in pieno anche dalla tristezza che essi raccontano.
Storie di emigranti, di amori lontani, di un paese che si è spopolato negli anni, così come molti luoghi meravigliosi del Cilento profondo. Colpe ataviche e miopia istituzionale hanno fatto il resto, abbandonando a se stessi questi meravigliosi luoghi della memoria.
Ecco perché avrò sempre stima di ragazzi come Cristian; perché ha deciso di non andar via, di investire qui e di mettere a frutto le favole che gli raccontavano le nonne.
E, adesso, è lui che sta raccontando la sua favola, quella più bella…

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Agriturismo “Villa Marchesa”
Indirizzo: Località Chiusa di Santa Maria, Via San Nicola 25, Castelnuovo Cilento (SA)
Apertura: Gennaio e Febbraio (dal giovedì alla domenica, pranzo e cena)
Da marzo a dicembre: aperto a pranzo e a cena tutti i giorni, tranne il lunedì
Recapiti: 0974 273914
Pagina FB: https://www.facebook.com/villamarchesacilento

Yuri Buono
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Da Sartù: lì dove il gusto incontra la ricerca storica della cucina partenopea

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Oggi andiamo a Napoli. Al Vomero. E precisamente da “Sartù”.
Non è solo il nome del locale gestito da Carlo Capuano, ma è anche uno dei tanti “napoletanismi” creatisi dopo l’arrivo dei cuochi francesi alla corte di Ferdinando IV di Borbone e di Maria Carolina. Ed ecco che, come per magia, i cuochi francesi da “monsieur” divennero “monzù” e il centrotavola usato per servire pietanze importanti, da “surtout” divenne “sartù”. Con questo nome fu indicato il piatto nato dall’unione tra la cucina francese e la ricchezza degli ingredienti napoletani; un modo per valorizzare il riso, fino ad allora conosciuto solo per le “prescrizioni” dei dottori della Scuola Medica Salernitana! 😉

Il contesto storico

Ci troviamo a Via San Gennaro al Vomero, strada che prende il nome proprio dal Santo Patrono. Siamo nel IV secolo d.C. e si narra che un corteo religioso trasportò le spoglie del Santo, dall’Agro Marciano a Capodimonte. Una tempo qui c’era una campagna rigogliosa, con tanti fiori e distese di prati e il corteo sedette per riposare proprio in questa zona del Vomero. Eusebia, la donna che raccolse il sangue del martire alla sua morte, poggiò l’ampolla accanto alla testa di San Gennaro. Fu in quel preciso momento che il sangue del Santo iniziò a ribollire e a diventare liquido. Il primo miracolo avvenne proprio a pochi passi da qui, in una zona oggi profondamente cambiata anche nel nome (al tempo era nota come Antignano), ma che conserva ancora il ricordo del prodigio con una chiesetta, “la piccola Pompei”, eretta proprio a pochi metri dal ristorante. e soprannominata “San Gennariello”.

Il racconto della cucina di “Sartù”

Ma torniamo al ristorante di Carlo. Il locale conserva una sobria eleganza, con una decina di tavoli, bottiglie di vino in vista e stampe d’epoca, ma…“surtout” la biblioteca di Carlo, con i testi più importanti e antichi della cucina napoletana, di autori come Vincenzo Corrado, Ippolito Cavalcanti, Jeanne Caròla Francesconi. C’è poco da dire, qui rivivono i veri sapori della tradizione napoletana, vista non come punto di arrivo, ma come tesoro da preservare, tramandare e, allo stesso tempo, valorizzare.
Sartù, in primis, e poi ragù, genovese, le polpette, filologicamente perfette, con uvetta passa e pinoli; e, ancora, timpano di scamorza della Francesconi, lo scammaro di Cavalcanti e il baccalà in tre versioni: alla veneziana, nel guazzetto napoletano e fritto siciliano.

Una carta dei vini di tutto rispetto con le migliori etichette campane, prediligendo le piccole aziende, una selezioni di vini naturali, senza solfiti aggiunti e di vini francesi per completare il binomio sorto più di cento anni fa alla corte del Re. Personalmente ho accompagnato le mie polpette con un ottimo Piedirosso dei Campi Flegrei “Colle Rotondella” di Cantine Astroni.

Un abbinamento confortato da un vino schietto, dal grado alcolico moderato, dal limpidissimo colore rubino e sorretto da una piacevolissima acidità e da una marcata sensazione territoriale di sapidità. Verdure e ortaggi provengono da un orto di Roccamonfina che “Sartù” cura personalmente e che gli consente non solo di avere prodotti genuini, ma anche di ergersi a fiero paladino della stagionalità.
Qui, statene certi, non troverete mai la parmigiana di melanzane a gennaio! E per me è già una garanzia!

Carlo merita…

Completano l’offerta una saletta privata per una cena in famiglia, le luci calde e i toni piacevoli di una musica mai sopra le righe. Carlo merita, non solo perché ha il nome dei miei nonni, ma anche perché – in un mondo che guarda solo al futuro dimenticando il passato – è in grado di riconoscere la grandezza di ciò che siamo stati e di valorizzare l’immenso bagaglio di storia culinaria che abbiamo ereditato.
Carlo merita, non solo per la cucina, ma anche per la caparbietà, per la tenacia (non avendo tavoli esterni potrete immaginare le difficoltà degli ultimi anni) e perché è uno dei pochi che continua a portare avanti, con passione e serietà, la ricerca storica della cucina partenopea.

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Ristorante “Sartù “Via San Gennaro al Vomero, 9/b (Napoli)
Aperto a cena dal lunedì al venerdì
Aperto a pranzo e a cena il sabato e la domenica
Chiuso il martedì
Prenotazioni al 331.8810666
Comodo parcheggio adiacente convenzionato

La Caciosteria di Loreto: il cuore verde di Picinisco, tra pastorizia e David Lawrence

Questa volta sbarchiamo in Ciociaria e precisamente all’Agriturismo e Caciosteria “Casa Lawrence” di Loreto Pacitti.
Siamo a Picinisco, un comune immerso nel verde della Valle di Comino, a 700 metri s.l.m. e a ridosso dell’Appennino Abruzzese.
Una sorta di “Terra di Mezzo” tra Lazio, Abruzzo e Molise, dove vive ancora un pastore dal sorriso contagioso.
Loreto fa mille cose, è simpatico, vulcanico, davvero dalle scarpe grosse (si fa per dire) e dal cervello fino, anzi, finissimo…in grado di tenere in piedi più attività legate alla produzione del suo straordinario Pecorino di Picinisco DOP e del Conciato di San Vittore.

“Casa Lawrence” è un luogo di pace ed è una residenza storica, chiamata così in onore del celebre scrittore David Herbert Lawrence che vi trovò l’ispirazione per completare il famoso romanzo “The Lost Girl”, “La Ragazza Perduta”, dando come sfondo alle vicende che racconta, l’ambiente, la natura e gli uomini di questa terra.
La cucina dell’agriturismo utilizza solo prodotti di stagione ed è famosa per i piatti della Ciociaria (in primis arrosticini e abbuoto) e per l’utilizzo, nelle ricette, dei pecorini di produzione propria, anche erborinati, con i quali si mettono in tavola dei primi piatti gustosissimi.
Quando, poi, la serata volge al termine, Loreto vi aprirà le porte della sua Caciosteria, dove tra tavoli di legno, formaggi e vino, potrete rivivere una sensazione unica, a due passi dalla grotta di affinamento e dalle suppellettili che riportano al mondo antico dei nonni; quel mondo contadino che ha preservato tesori come questo.
Io ci torno ogni qualvolta sento, forte, il desiderio di ritrovare il silenzio, che non è assenza di suono, ma qualità di ascolto…

Agriturismo Casa Lawrence
Contrada Serre – Picinisco (FR)
Aperto nei fine settimana
Consigliata la prenotazione al 3490723087

“Squasaria”: vineria e cucina tra le stelle di Montecorice

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E nun fa tanta “squasi”… è questa una delle frasi che si è soliti ascoltare da queste parti, quando vuoi dire a qualcuno di non fare tante moine. Lo “squaso” napoletano è la “carezza”, che il grande linguista Bracale riporta al participio passato latino di “quassu-m”→ “squasu-m”, che significa «scuotere». Per essere più precisi, sarebbe la “carezza fatta stringendo la guancia della persona amata, col dorso delle dita tra l’indice ed il medio, scuotendola leggermente”. Il bello di chiedersi l’etimologia delle parole ti porta a capire meglio anche l’ “etimologia” delle persone. Vale anche per Gianlorenzo Scola, che qui a Montecorice gestisce già il B&B “Casa Scola” e che da quest’estate ha pensato di aprire una vineria con cucina, poco più su, in uno dei punti più panoramici del paese. La vista da qui è stupenda, spezza davvero il fiato e ti consente di pranzare osservando un piccolo lembo di paradiso cilentano.

Gianlorenzo non nasce chef, ma lo diventa, o meglio si “ingegna”. Ha una grande passione, la affina e si mette in gioco. Ma torniamo al nome: Squasaria…perché? Semplice, Gianlorenzo vuole conquistare con la tradizione e non con gli “squasi” e, allora, il nome nasce come provocazione; nasce come volontà di restituire al cibo e alla cucina quella dimensione semplice e genuina. Sia chairo, gli “squasi” ce li mette lo stesso, nell’arredo, nella scelta musicale, nei piatti vietresi per omaggiare le origini della madre e anche nell’impiattamento, ma…nei piatti no! Lì, Gianlorenzo ha scelto di essere diretto, schietto, genuino, proprio come lui. Vuole riscoprire i sapori dei suoi nonni e i valori che essi esprimevano. Gli chiedo di assaggiare un po’ di tutto e mi accontenta: cibo di ottima fattura, dal ragù (che però voglio riassaggiare su un bel biscotto di granone) alla genovese (senza cipolla di Vatolla, per il momento); da patate e porcini alle melanzane imbottite; passando per le polpette, queste sì come le faceva la nonna, con la giusta combinazione tra carne e mollica e…si sciolgono in bocca!

Accompagno il tutto con un aglianico di Cantina Vadiaperti tanto per andare sul sicuro, ma la carta dei vini è in continuo aggiornamento e promette molto bene.
Alla fine porta un piattino di “scauratieddi” e ci tiene a dirmi che non ha fatto i fiocchetti come, ahinoi, si vede troppo spesso oggi, ma ci ha tenuto a formare l’Alfa e l’Omega “perché queste tradizioni non devono essere cancellate”. Lui non lo sa ma dopo quest’affermazione è entrato definitivamente tra le mie grazie.

Tornerò presto a fargli visita, perché si sta bene e perché Squasaria – com’è riportato anche tra le note della pagina Facebook – è davvero un “luogo di pace, vino e cucina”.
Gianlorenzo non punta ai palati sopraffini, ma ai cuori che sanno ancora emozionarsi; non punta alle stelle, ma ti lascia ammirare quelle del cielo di Montecorice e, credetemi, non è affatto poco!!!

“Cercame tu no squaso, no squaso te lo do, nennì, porzì no vaso… Ma chesta rosa, no! Nennì.”
(La rosa – Testo: Marco D’Arienzo – Musica: Saverio Mercadante – Napoli, 1848)
https://www.youtube.com/watch?v=nBoQjyNQMvw

“Squasaria” Vineria con cucina: Via Duca degli Abruzzi, 81 – Montecorice (SA)
Chef: Gianlorenzo Scola
Aperto: nel periodo invernale dal venerdì alla domenica sera; nel periodo estivo tutte le sere. A pranzo su prenotazione.
Contatti: 331.2193249

Yuri Buono
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Corbella: il cuore cilentano di Giovanna Voria

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Ci sono luoghi che si raggungono, si sognano e si osservano.
Ed è proprio questo che si fa quando si arriva a Corbella, o meglio, a Cicerale. Ci si guarda intorno, si ammirano i colori della vallata e non si pensa al cellulare. Un tempo, il vero centro cittadino era proprio Corbella, tanto da essere ritenuto l’unico snodo viario verso Paestum, con la sua antica Via Poseidonia.
Ci troviamo a circa 520 metri s.l.m. presso l’ “Agriturismo Corbella” di Giovanna Voria, Ambasciatrice della Dieta Mediterranea e donna davvero instancabile.
Mi racconta che il destino di Cicerale è scritto nel suo toponimo, legato a filo doppio al legume storico di quest’area: “Terra quae cicera alit”, “Terra che nutre i ceci”, grazie ai terreni argillosi ricchi di minerali, che un tempo forgiavano le tegole dei tetti grazie al lavoro di tanti uomini del luogo, come il papà di Giovanna.

Per arrivare qui bisogna dimenticare la fretta e la rete cellulare: l’ultimo tratto di strada è tortuoso, nonostante i vani tentativi da parte di Giovanna di farla riparare. Si tratta, però, di armarsi solo di pazienza, di procedere a passo d’uomo per l’ultimo chilometro e di capire che non si sta andando in un ristorante, bensì in un luogo diverso dal solito.
Non seguite il navigatore (vi ritrovereste in una strada cieca) ma, al momento della prenotazione, chiedete la strada migliore per arrivare; vedrete che non sarà altro che un piacevole ritorno al passato, quando le indicazioni si chiedevano per strada agli abitanti del luogo!
Giovanna non ha un menù prestabilito, ma usa solo prodotti della sua azienda, ortaggi e verdure di stagione e raccoglie erbe spontanee che utilizza per cucinare piatti che non solo hanno un’anima, ma anche una Bellezza senza tempo.

Arrivare qui a Corbella significa raggiungere il tempio dei ceci di Cicerale, della valorizzazione dei legumi e della dieta mediterranea che Giovanna tutela e tramanda attraverso i suoi studi e la sua cucina.
Rimando alle didascalie delle foto per scoprire nel dettaglio i piatti, resi unici dal sorriso di Giovanna che, dividendosi tra cucina e sala, vi racconterà l’anima più profonda e genuina del Cilento.

Agriturismo Corbella: Val Corbella, Località Viscigline – Cicerale (SA)
Apertura: solo su prenotazione al 335.1410567

Yuri Buono
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Syncronia: quando il cibo “scende” veramente dal cielo!!!

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Chi mi conosce sa bene quanto io sia legato alla tradizione e ai suoi piatti.

La domanda allora nasce spontanea: che ci faccio in un locale ultramoderno? Semplice: stavolta Tradizione e Progresso si incontrano davvero, non con “schiumette varie”, ma attraverso un’opera di alta ingegneria, nata proprio dopo il lockdown.

Sette anni fa, Rosanna e Catello hanno fondato un’officina meccanica di precisione a Castellammare di Stabia e in poco tempo hanno ricevuto commesse da tutto il mondo; eppure, durante la pandemia hanno fatto due conti con la propria vita (così come è capitato a molti) e hanno deciso di investire per realizzare il sogno di aprire un ristorante di cucina tradizionale, al quale, però, si potesse aggiungere anche il loro tocco ingegnerestico.

Ed ecco che dal Corso Garibaldi di Salerno, varcando la soglia del loro ristorantino dotato di una trentina di posti, ci sembrerà di entrare in un film di fantascienza: ogni commensale è dotato del proprio tablet (incorporato a lato del tavolo) dal quale far partire direttamente l’ordine. La cucina si trova al piano superiore e, una volta pronti, i piatti saranno adagiati su un montacarichi che scenderà direttamente sul tavolo con i piatti già sistemati a seconda della scelta effettuata.

Il tablet e il tavolo di Syncronia

Non si tratta di Michael J. Fox e di “Ritorno al futuro”, ma della scommessa nata dalla testardaggine e dalla professionalità di due coniugi che hanno creduto in un progetto innovativo. La pandemia, con tutte le conseguenze in termini di distanziamento sociale e norme igieniche di sicurezza, ha reso attualissimo un contesto ristorativo che fino a qualche anno fa sarebbe stato davvero impensabile.

Tutto è sincronizzato! Dal pc che chiuide la comanda solo quando l’ultimo commensale avrà dato l’ok al suo ordine, alla cucina che già saprà su quale piatto posizionare la pietanza. Quattro antipasti, quattro primi e quattro secondi, per restare in tema di precisione e il personale di sala sbrigherà l’ordinaria amministrazione e servirà un buon vino che non deve mai mancare. Buona la cantina, sia in termini di carta dei vini, sia proprio dal punto di vista strutturale, infatti è stata ricavata nella parte sottostante del locale per far sì che le bottiglie possano godere di temperatura e umidità costanti.

Un gustosissimo babà chiude la cena e questo mio racconto che non avrei mai pensato di poter fare… 🙂

“Ristorante Syncronia – Servito dallo Chef”
Indirizzo: Corso Garibaldi, 135 – Salerno
Orari di lavoro: solo cena dal martedì al sabato – domenica a pranzo
Giorno di chiusura: domenica sera e lunedì
Numero per prenotare: 350.9325029